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Lavoratori pubblici: taglio di stipendi e licenziabilità approvati dagli elettori… del Wisconsin 6 giugno 2012

Posted by antibeppegrillo in buone notizie, economia, Italiani, Politici, referendum.
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In Wisconsin gli elettori hanno detto no ai sindacati dei dipendenti pubblici

in Wisconsin gli elettori hanno detto no ai sindacati dei dipendenti pubblici

Gli elettori italiani approverebbero?

La proposta politica del governatore del Wisconsin Walker è attuabile anche in Italia. Probabilmente è l’unica ricetta attuabile in Italia.

Visto che aumento della spesa pubblica e contestuale aumento di tasse e debito non hanno funzionato, possiamo supporre che in Italia crescita e risanamento dei conti pubblici si ottengono solo tramite:

1) riduzione di tutti stipendi pubblici con criteri progressivi (partendo dal 20% per gli stipendi pubblici più bassi per arrivare al 50% sugli stipendi più alti)

2) licenziamento di dipendenti pubblici improduttivi

3) riduzione immediata della pressione fiscale per un ammontare corrispondente ai risparmi ottenuti.

Fonte:

http://macapla.com/post/vittoria-di-walker-in-wisconsin-pesante-sconfitta-del-sindacato-dipendenti-pubblici-privi-di-protezione-obama-resiste

Commenti»

1. Veronica - 6 giugno 2012

Una riduzione degli stipendi degli impiegati pubblici porebbe causare un’ulteriore diminuzione della domanda e, quindi, una conseguente riduzione della crescita. Soprattutto in Italia dove molte delle poche persone che hanno una minima stabilitá economica e, conseguentemente, una maggior possibilita di fare acquisti importanti, sono impiegati pubblici. Credo non sia la soluzione. Anche se la proposta avrebbe almeno il vantaggio di diminuire le grandi disparità di reddito presenti in nel nostro paese.

2. antibeppegrillo - 7 giugno 2012

Veronica l’effetto che indichi ci sarebbe solo se alla diminuzione di questi stipendi non corrispondesse una diminuzione delle tasse di pari importo.

L’effetto complessivo sarebbe positivo, perché la diminuzione delle tasse oltre a lasciare più soldi da spendere ai cittadini, stimola anche la loro produttività e rende più competitive le aziende, le quali possono investire, produrre più reddito, ridurre la disoccupazione creando lavori veri, competere a livello internazionale, attrarre talenti.

E’ di ieri la notizia che l’aumento delle tasse sulla benzina e il terrorismo fiscale sui SUV hanno prodotto una riduzione delle entrate fiscali, perché le vendite di quel tipo di mezzi si sono azzerate, producendo perdita di gettito IVA .

La riduzione dei consumi di benzina del 10% ha reso inutile l’aumento di 20 centesimi delle tasse sulla benzina stessa. Infatti 20 centesimi su 1.6 Euro è circa il 12.5%, ma con il calo del 10% del consumo, lo Stato non ha perso solo le tasse dirette sulla benzina, ha perso anche tasse sui mancati utili di distributori e petrolieri che hanno visto un calo del 10% del giro di affari.

Inoltre l’aumento della benzina ha aumentato anche i prezzi di tutte le merci trasportate, creando cali di vendite generalizzati che ha ridotto il gettito IVA, ha fatto chiudere aziende, negozi etc.

fonte:
http://blog.ilgiornale.it/porro/2012/06/06/le-tasse-di-laffer-e-quelle-di-monti/

Tutto questo per dire che ogni euro tolto ai poco produttivi dipendenti pubblici e lasciato a chi produce e mantiene la baracca con le sue tasse ed il suo lavoro, è un neuro che frutta per tutti, anche per lo Stato stesso.

3. psg5s - 7 giugno 2012

Ascolta, ti capita mai di leggere il nostro bilancio? Il grosso della nostra spesa pubblica non va negli stipendi degli statali, e neanche nelle pensioni, ma negli sperperi per le opere iniziate e mai finite: leggi Salerno-Reggio e affini. Quando avremo finalmente un Parlamento pulito, forse non subappalteremo più il Paese a Impregilo e affini e i nostri conti pubblici si risaneranno in un batter d’occhio

4. antibeppegrillo - 7 giugno 2012

psgs,

a me capita di leggere il bilancio dello Stato.

Il costo del prezioso lavoro dei dipendenti pubblici è oltre i 160 Miliardi di Euro l’anno.

Gli investimenti sulle infrastrutture al confronto sono praticamente inesistenti. La rete ferroviaria e le autostrade sono state costruite in gran parte prima del 1960. Da allora abbiamo fatto qualche svincolo, qualche tratta veloce e poco più.

Anche se si facessero opere cui si litiga da anni come il ponte sullo stretto e la TAV, la spesa sarebbe piccolissima rispetto al costo dei dipendenti pubblici:

Ad esempio:
la spesa prevista per il ponte di Messina è di 4 Miliardi di Euro;

il costo previsto per la TAV è di 8 miliardi di Euro, in gran parte finanziati dall’Unione Europea.

In pratica con un taglio del 20% degli stipendi pubblici per un anno, si potrebbero pagare due TAV e quattro Ponti di Messina!

Il costo per i dipendenti pubblici è stato di:

153 miliardi di Euro l’anno nel 2007
163 miliardi di Euro l’anno nel 2008
165 miliardi di Euro l’anno nel 2009

fonte: tavola 5.3.3 annuario statistico della ragioneria dello stato. Link http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=15&ved=0CFsQFjAEOAo&url=http%3A%2F%2Fwww.rgs.mef.gov.it%2F_Documenti%2FVERSIONE-I%2FServizio-s%2FStudi-e-do%2FVerso-un%2FVerso-un-annuario-statistico-della-Ragioneria-Generale-dello-Stato.pdf&ei=b-XQT82gJrPb4QTAhJmADA&usg=AFQjCNFWzo86WcgE5evOoTMvEWT7Gm5lQQ&sig2=GgLjkP2cmdyyNfdoi_MXOQ

fonte per costo TAV:
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-02-27/progetto-miliardi-111228.shtml?uuid=AayvqQyE

Fonte per costo ponte di Messina:
http://it.wikipedia.org/wiki/Ponte_sullo_Stretto_di_Messina

5. Francesco - 11 giugno 2012

Mi spiace commentare a distanza di qualche giorno, ma capito solo ora su questo sito che non conoscevo. Vorrei capire una cosa, davvero vi pare una proposta equa dimezzare stipendi dall’oggi al domani in maniera indiscriminata ad una intera classe, senza contare funzioni, merito, produttivita’, etc? In uno stato in cui c’e’ evasione fiscale per centinaia di miliardi, non si paga una lira sui grandi patrimoni, si paga pochissimo sulle rendite di capitale, il problema del paese sono i dipendenti pubblici che guadagnano troppo? Quando leggo queste cose mi vengono sempre in mente i polli di Renzo (Promessi Sposi, per chi non ricorda) che appesi per le zampe si beccavano tra loro in attesa che gli tagliassero il collo. Siamo ad un passo dall’abisso a causa di banche, speculazioni, una finanza cinica e spietata, una classe politica incapace di governare, truffe e corruzione ovunque, imprenditori incapaci di fare impresa, aziende che si spostano nel terzo mondo per speculare sul lavoro a basso costo affamando i loro connazionali dopo aver preso soldi per decenni dallo stato, e cosa facciamo noi? Ci becchiamo tra dipendenti pubblici e privati (poveracci entrambi) per vedere se uno sta un po’ meno peggio e tagliargli lo stipendio, perche’ così, dimezzando lo stipendio al dipendente pubblico (parassita per definizione, senza neanche sapere cosa fa), magari mi riducono le tasse dello 0.01% e mi arrivano 2 euro in piu’ al mese… che miseria umana…
Per inciso, in quei 160 miliardi, ci sono quelli che ti curano quando stai male, che istruiscono i tuoi figli, che cercano di mettere in galera delinquenti e magari anche evasori e corruttori di cui sopra, etc.etc.etc. Ma “chissenefrega”, no?… Tutta gente che ruba lo stipendio…

6. antibeppegrillo - 12 giugno 2012

Francesco,

non si tratta di dimezzare gli stipendi pubblici per cattiveria, ma solo di renderli omogenei a quelli privati:

Stipendi Medi, nel Pubblico si Guadagna Quasi la Meta’ in Piu’ che Nel Privato:

http://www.finanze.net/news-stipendi-medi-nel-pubblico-si-guadagna-quasi-la-meta-in-piu-che-nel-2836-c-vale-un-minuto-202.html

Davvero questi guadagni più alti non trovano giustificazione per:
produttività,
intensità di lavoro e
rischio di perdere il posto.

7. antibeppegrillo - 12 giugno 2012

Bini Smaghi, ex consiglio direttivo BCE:

“In Italia gli stipendi pubblici sono cresciuti in dieci anni del 45%, venti punti percentuali in piu’ di quelli privati. Ho fatto un calcolo che se gli stipendi pubblici fossero cresciuti come quelli privati oggi avremmo un equilibrio di bilancio”.

Fonte Sole 24 Ore: http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-1068949/italia-bini-smaghi-equilibrio/#ixzz1xZxps1mO

8. ila - 12 giugno 2012

esprimo perplessità sui dati: non mi sembra che chi lavora nel pubblico impiego (parlo della stragrande maggioranza, maestri, dipendenti di enti locali, etc) guadagni di più.. a dir la verità avrei detto proprio l’opposto, almeno per i casi che conosco io…

9. antibeppegrillo - 13 giugno 2012

Ila,

tutti i dati che ho trovato sono concordanti. Su questo:

http://www.gds.it/gds/sezioni/economia/dettaglio/articolo/gdsid/161449/

aggiunge che i dipendenti pubblici, oltre a guadagnare in media molto di più, lavorano in media 33 giorni in meno dei privati.

Se i dati non fossero corretti, i sindacati li avrebbero rettificati. Invece l’unica cosa che ha potuto dire la Camusso è che trattandosi di una media, non tiene conto delle crescenti disparità.

Per quanto riguarda la tua esperienza personale, naturalmente dipende dalla zona in cui vivi e non può essere rappresentativa dell’intero paese.

D’altra parte se ad un concorso per spazzini si presentano mille ragazzi e ragazze per 7 posti disponibili, vorrà pur dire che nel privato non riescono ad ottenere tanto quanto possono avere nel pubblico?

http://www.lagazzettadilucca.it/ce-n-e-anche-per-cecco-a-cena/2011/12/oltre-1100-concorrenti-per-sette-posti-di-spazzino-questa-e-la-vera-crisi/

10. Extreb - 13 giugno 2012

sono un dipendente pubblico e quindi so di essere di parte!

quando ho fatto il concorso molti anni fa il mio posto non era molto ambito, tanto che i partecipanti non erano numerosi (ho un ruolo tecnico che richiede titoli di studio specifici… ma alla maggior parte dei miei colleghi universitari il posto pubblico non interessava per nulla… sono stato l’unico a candidarmi) … oggi chiaramente la situazione è diversa ed il posto pubblico è diventato molto ambito, soprattutto perché si tratta di uno dei pochi lavori, per ora, ancora sicuro.

gli stipendi base non sono più alti dei privati, anche se sommando tutto non posso negare che il posto pubblico resti più vantaggioso.

il mio ruolo tecnico invece è pagato meno dei privati, e se mi togli anche il 20% … beh credo che lascerei il posto! e visto che bandire nuovi concorsi non è sempre fattibile, penso che verrei sostituito da qualche consulente esterno che in un giorno e mezzo prende quello che prendo io in un mese (e non sto scherzando!). il taglio del 20% potrebbe non essere sempre vantaggioso….

un aspetto in cui c’è grossa disparità invece è per quanto riguarda i dirigenti, e su questo mi sembra davvero che molti non ci abbiano mai fatto caso!

ci si indigna tanto perché un parlamentare prende più soldi del presidente degli stati uniti, e mi sta bene, ma non ci si indigna abbastanza del fatto che anche migliaia di sconosciuti dirigenti locali guadagnano più del presidente degli stati uniti!

e con quali responsabilità? ora, a me non fa paura pagare una persona con grosse responsabilità, ma dei tanti dirigenti sono davvero pochi quelli che le responsabilità se le prendono davvero!

(io comunque lavoro in ente che funziona, che ha i bilanci in attivo, e che fornisce buoni servizi ai cittadini. certo potremmo essere più efficienti e meglio organizzati, i margini di miglioramento ci sono eccome… ma la situazione è positiva. immagino anche che questa non sia sempre la norma…).

11. antibeppegrillo - 15 giugno 2012

Extre,

hai ragione, gli stipendi di molti dirigenti pubblici sono scandalosi.

Per loro una riduzione del 50% non basterebbe. Per gli “sconosciuti dirigenti locali che guadagnano più del presidente degli stati uniti” ci vorrebbe una riduzione dell’80% dello stipendio!

Per quanto riguarda gli stipendi medi, invece essi sono molto più alti.

Su questo non ci sono dubbi. Nessuno è stato in grado di confutare questi dato oggettivo, nemmeno la CGL.

Non credo che tu lasceresti il tuo posto per una riduzione del 20%. Da quello che scrivi mi pare di capire che lavori da un po’ di anni nel tuo posto pubblico. Per comodità faccio l’ipotesi che tu lavori da 10 anni.
Ebbene in Italia gli stipendi pubblici sono cresciuti in dieci anni del 45%, venti punti percentuali in piu’ di quelli privati. Una riduzione del tuo stipendio del 20% lo riporterebbe allo stesso rapporto con gli stipendi privati esistente al momento della tua assunzione.
Come allora decidesti di entrare, così ora non decideresti di uscire. Oltretutto oggi le opportunità di lavoro nel privato sono molto minori e la sicurezza di mantenere un posto è diminuita. Penso proprio che ti terresti stretto il posto di lavoro anche dopo la mia riduzione del 20%.

I consulenti esterni non dovrebbero poter lavorare per lo Stato. Tanto meno a tariffe esorbitanti. Secondo me quelli sono furti di denaro pubblico legalizzati.

Per sostituirti dovrebbero fare un concorso. Sono sicuro che ci sarebbero molti pretendenti al posto.

Detto ciò, ti ringrazio per la tua attività. Ti ringrazio soprattutto perché so che il fatto di lavorare con impegno per i cittadini è frutto della tua buona volontà e non di una costrizione valòida per tutti i tuoi colleghi.

12. Extreb - 15 giugno 2012

Io, davvero, non prendo il 45% in più di 10 anni fa!
La riduzione del 20% del mio stipendio vuol dire che, per la stessa cifra, vado a rispondere al telefono in un call center o vado a fare volantinaggio… meno problemi, meno responsabilità, stesso stipendio.

Oppure mi rivolgo ai privati, dove ancora oggi nonostante la crisi il mio lavoro è richiesto, ed è ancora pagato bene, meglio del pubblico.

Il tuo discorso può andare bene per le figure base, poco professionali, che non possono reinventarsi nel privato. Oppure per i dirigenti che nel privato non potranno mai avere gli stessi privilegi.

Se con la riduzione del 20% la maggior parte dei dipendenti resta, ed il 10% se ne va, probabilmente quelli che se ne vanno sono proprio quelli che non vorresti perdere. E che risparmio hai ottenuto?

Per quanto riguarda i consulenti, se hai bisogno di un lavoro molto specializzato, una tantum, non c’è niente di male nel pagare bene chi è specializzato in quel lavoro. Costa meno che formare un dipendente, magari specializzato ma in altri campi.

Quando i consulenti, o gli appalti, diventano la norma per sostituire figure professionali che mancano e che non si possono assumere causa blocchi assunzioni vari… allora diventa un grosso spreco (ed un immenso privilegio per consulenti e/o ditte appaltatrici).

Non sto dicendo che nel pubblico vada tutto bene, ce ne sono di cose di cambiare e da migliorare…!

Ma la tua soluzione mi sembra troppo grillina e troppo semplicistica!

13. SGplT - 18 giugno 2012

Sarò anche un caso limite, ma tutti i dipendenti pubblici che conosco (e ne conosco parecchi!) lavorano la metà e prendono di più rispetto al rispettivo lavoro presso un’azienda privata. Parlo di categorie ben precise:
vigili urbani
impiegati di uffici comunali (anagrafe-ufficio tecnico-servizi alle persone)
insegnanti scuole medie
insegnanti scuole superiori
impiegati inps
operatori ecologici
impiegati di uffici regionali (arpa)

Poi esistono situazioni paradossali, nella sanità conosco persone che lavorano per 3 prendendo la metà di quello che meriterebbero e altre che lavorano per 0,1. Nelle forze armate conosco carabinieri che fanno riparare la divisa dalla madre o che mettono benzina nell’auto di servizio di tasca loro, altri che fanno riparare l’auto da un amico meccanico gratis.

A mio avviso ci vorrebbero dirigenti più severi nei controlli, stipendi base più bassi e incentivi per la produttività seri. Non come all’INPS che prendi un incentivo se fai meno di tot giorni di assenza all’anno.

14. Francesco - 20 giugno 2012

Al solito rispondo con qualche giorno di ritardo, scusate…
Faccio il mio esempio. Sono un professore universitario, quindi per definizione un privilegiato (su questo almeno c’e’ accordo bipartisan).
Per arrivare a questa posizione ho preso una laurea in ingegneria (nel mio corso era arrivato alla laurea circa il 25% degli iscritti iniziali), un dottorato di ricerca (nel 94, 700.000 lire al mese per 3 anni senza contributi), 3 anni di precariato (pagato quando riuscivo a portare all’università qualche progetto per finanziare la mia borsa di studio). All’eta’ di 33 anni, spostandomi da una parte all’altra dell’Italia, sono riuscito a prendere un posto da ricercatore. 5 anni più tardi ho vinto un concorso (preciso, senza nessuna parentela, mio padre è un impiegato in pensione e mia madre una casalinga) e, rispostandomi in una ulteriore parte dell’Italia, sono arrivato ad un posto da professore di ruolo.
La mia giornata tipo e’ di minimo 10 ore, ma spesso mi porto da lavorare anche a casa. Negli ultimi 3 anni ho portato alla mia università’ circa 1.5 Milioni di euro in progetti di ricerca finanziati dall’esterno (in gran parte soldi UE che tornano in Italia e progetti industriali), che sono N volte il mio stipendio e servono a pagare laboratori e giovani che fanno ricerca, sperando di avere anche loro la loro occasione prima o poi.
Se quando mi sono laureato nel 90 avessi accettato una delle circa 10 proposte di lavoro che mi sono arrivate (ebbene si, all’epoca era così), non ho dubbi che sarei molto più ricco di ora, avrei accumulato una pensione (che chissà se vedro’ mai a questo punto, avendo cominciato ad avere contributi versati a 33 anni…), avrei lavorato molto meno, e sarei rimasto molto più tranquillamente nella mia città vicino a famiglia e amici.
Ora, tutto ciò detto, penso che sia abbastanza chiaro perché se qualcuno mi dice che rubo lo stipendio o che sono un privilegiato la cosa mi fa abbastanza infuriare…
Il fatto e’ che in Italia si continua a non voler fare differenze tra persone, ma solo tra categorie e/o ruoli. Pubblici contro privati, operai contro dirigenti, imprenditori contro salariati. In realta’ in ogni categoria c’e’ chi merita e chi ruba lo stipendio. Chi merita e’ quasi sempre sottopagato, in qualsiasi ruolo sia, chi non merita e’ sicuramente sovrapagato, anche se guadagnasse solo 800 euro al mese. E questo vale per l’operaio come per il mega-dirigente.
So benissimo che ci sono persone nella pubblica amministrazione (anche tra i colleghi universitari) che rubano lo stipendio, ma non si può per questo colpire tutti indiscriminatamente. Tagliare lo stipendio a chi se lo guadagna serve solo a demotivarlo, tagliarlo a chi lo ruba continua ad essere la legalizzazione di un furto. Si abbia il coraggio di fare vera meritocrazia. Ma questo nessuno lo vuole fare e, duole dirlo, tantomeno i sindacati.

PS. concordo con Extreb, questo 45% chi lo ha calcolato? Chi ha tempo e voglia si trova in internet le tabelle degli stipendi dei ricercatori e professori universitari dal 2000 in poi, da cui si vede molto chiaramente che l’aumento degli ultimi 10 anni è stato esattamente del 17%, ovvero meno dell’inflazione.

PPS. la vera battaglia non deve essere al ribasso, ma al rialzo. Fatto salvo il merito, gli stipendi in Italia sono troppo bassi, e il problema non e’ abbassare quelli pubblici ma alzare quelli privati. La politica del “mal comune mezzo gaudio” (alla Visco, “anche i ricchi piangano”) e’ folle, suicida e recessiva, e si e’ visto dove ci ha portato

15. Alberto Cardone - 2 luglio 2012

Bravo Francesco!

Voi dipendenti publici siete geni!
Perciò vi paghiamo profumatamente.
Hai trovato la soluzione di tutti i problemi!

Aumentiamo tutti gli stipendi in Italia, così aumenterà il gettito fiscale ed i conti andrtanno in pareggio. Ci saranno più soldi in giro così ripartiranno crescita economica e PIL.

Naturalmente tutti i costi di questi aumenti finiranno sui prezzi delle nostre merci. Ma sicuramente in tutto il modo saranno felicissimi di comprare gli stessi prodotti italiani a prezzi più alti per finanziare il nostro Stato Della Felicità di lavoratori pubbòlici e privati ed il paradispo dei sindacalisti.

Per fortuna che i nostri preziosi lavoratori pubblici hanno capito come va oggi il mondo!

16. amneris - 2 luglio 2012

basta insultare gratuitamente i dipendenti pubblici !
per svolgere il mio lavoro ho dovuto conquistare un titolo universitario e, seguire corsi di aggiornamento anche a mie spese , devo rispondere di ogni gesto che compio, e magari affrontare periti di parte e magistrati che, senza conoscere la mia(e dei colleghi) attività , possono impugnare qualunque risultato devo inoltre eseguire lavoro straordinario per sopperire a gravi carenze organiche. Tutto questo per 1500 euro al mese, voci accessorie NON PENSIONABILI, comprese.
Il mio stesso lavoro, nel resto della U.E.viene pagato almeno un terzo in più e inoltre il rispetto verso la categoria è innegabile. Vi pare davvero troppo ?
Piantatela, invidiosi e ignoranti !

17. Francesco - 10 luglio 2012

A parte che non capisco perche’ il Sig. Cardone debba usare la maleducazione per sostenere le sue idee, quello che dice mi pare assolutamente sbagliato. Perche’ in Germania o in Francia gli stipendi sono piu’ alti dei nostri e i prodotti all’estero li vendono lo stesso (incluso a noi) anche se sono piu’ cari? Sara’ mica perche’ fanno prodotti di qualita’, affidabili e tecnologicamente evoluti?…

Certo che se qui vogliamo continuare a fare concorrenza alla Cina su prodotti low-tech, facendo compromessi sulla qualità e giocando sui prezzi bassi, abbiamo perso in partenza. L’abbiamo fatto per anni, svalutando la nostra vecchia lira per drogare l’export, e si vede come ci siamo ridotti. Ma per fare qualcosa di diverso ci vuole coraggio e capacita’ di investire sul futuro: ricerca, tecnologia, innovazione, essere un passo avanti agli altri. L’alternativa e’ sprofondare sempre piu’ in basso, e vi garantisco che non siamo lontani dal fondo, io con le università cinesi ci lavoro e li in ricerca si investe eccome…

Ma questo, ahime’, mi pare difficile spiegarlo al Sig. Cardone, che evidentemente pensa che la soluzione giusta sia quella di Marchionne: andare a produrre in Serbia pagando gli operai 300 euro al mese e senza sindacati a rompere le scatole. Cosi’ almeno toglieremo a quei parassiti di lavoratori italiani, pubblici o privati che siano, il loro “Stato della felicità” (???)

Ottimo punto di partenza per diventare noi il terzo mondo, lei si che ha capito tutto…

18. Luigi - 1 agosto 2012

Ma, quando pensate di prendervela nel culo a doppia mandata?

19. VoceIdealista - 17 settembre 2012

Io credo che gli stipendi, in generale, debbano essere consoni al costo reale della vita.
Quanto alla lincenziabilità, devo ricordare cosa sono stati capaci di fare i sindacati per la streanua protezione dell’articolo 18 che, all’atto pratico, serve a ben poco?
La tutela dei diritti dei lavoratori è sacra, ma non significa che debba continuare a essere difesa a spada tratta la sua attuale sostanza.


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