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Le certificazioni di prodotto e l’economia liberale 24 febbraio 2010

Posted by antibeppegrillo in Beppe Grillo, economia, liberalismo.
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A me Il prosciutto di Parma piace certificato

Grillo mi annoia. Non stimola più le mie reazioni. Così eccomi ancora a litigare con il Blog Libertiamo.it .  Ma perché devo sempre essere “Anti”? Ho bisogno di uno psicologo?

Giordano Masini tenta una critica dal punto di vista liberale al concetto di certificazione, anche se, a mio avviso sbaglia bersaglio.

Certificazioni e marchi sono la base dell’economia liberale di mercato.
Il consumatore può scegliere di fidarsi esclusivamente delle proprie papille gustative, comprare un prodotto al Discount assaggiarlo e, se gli piace, continuare a mangiarlo tutta la vita, risparmiando.
Oppure il consumatore può scegliere di pagare un po’ di più, incorporando, nel prezzo del prodotto, il prezzo del lavoro di persone che svolgono un lavoro di certificazione.
A me piace il prosciutto di Parma. Sono pronto a pagare per il lavoro del consorzio di tutela del prosciutto di Parma perché fino ad oggi mi sono sono sempre trovato bene comprando il Parma con 2 anni d’invecchiamento. Invece quando ho comprato certi prosciutti diversi mi sono capitati prodotti troppo salati o mal stagionati.
D’altronde se compro Bond, li perendo certificati da varie agenzie di rating così so se sono AAA AA A Ab… Potrei anche scegliere quelli non certificati, ma preferisco evitare. Questo è il libero mercato
Le certificazioni sono un eccezionale sistema grazie al quale gruppi di produttori si organizzano per aggiungere valore a loro prodotti, per affrontare i mercati internazionali attenti alla qualità. Le falsificazione dei marchi di certificazione invece sono reati.

Commenti»

1. Luca Venturini - 25 febbraio 2010

Caro Antigrillo, non sono per nulla d’accordo. Ti e’ sfuggito un punto dell’articolo essenziale: alcune delle strutture che tutelano i piu’ svariati marchi di qualita’ sono pagate con i soldi dei contribuenti.

Questo non e’ affatto giusto. Se a te piace il prosciutto di Parma e vuoi il marchio sul prodotto, sei liberissimo di pagare prosciutto e marchio. Ma e’ profondamente sbagliato che un amante del prosciutto Murru di Irgoli (NU) debba pagare perche’ ci sia un marchio che non gli interessa su un prosciutto che non gli piace. E non solo: la cosa veramente imbarazzante e’ che per quel marchio debba pagare anche il signor Murru, produttore di prosciutti, che cerca di lavorare non nella ricca zona di Parma, ma nella provincia di Nuoro.

2. antibeppegrillo - 25 febbraio 2010

Luca,

hai ragione a dire che i consorzi di tutela dei marchi di qualità dovrebbero essere finanziati esclusivamente dalle aziende consorziate.

Questo non toglie nulla al concetto di Certificazione in generale. Anche le cose migliori possono essere fatte male.

Hai qualche fonte da linkare sui finanziamenti pubblici ai consorzi di tutela?

Per come la vedo io, lo Stato dovrebbe svolgere un compito di repressione delle frodi, individuando e sanzionando i falsificatori di certeficazione ed un compito di politica estera, per evitare che siano prodotti all’estero cibi con denominazione di regioni italiane, come il parmigiano o la mozzarella di bufala campana.
Mi pare assurdo che nel mondo sia permesso vendere “Parmesan” non prodotto nella regione di Parma, mentre invece è vietato imbottigliare Champagne fuori dall’omonima regione francese.

3. Luca Venturini - 26 febbraio 2010

Qui si parla di qualche centinaio di migliaia di euro per il San Daniele: http://www.ecoblog.it/post/5102/san-daniele-vs-prosciutto-di-parma-a-colpi-di-tecniche-genetiche e qui di 10 milioni di euro al Prosciutto di Parma e altri prodotti a stagionatura prolungata: http://fidest.wordpress.com/2009/12/24/contributi-per-i-prodotti-dop-e-ipg/

4. antibeppegrillo - 26 febbraio 2010

Mi sembrano contributi molto piccoli. 10 Milioni di Euro di gravi fiscali per il consorzio del prosciutto di Parma che fattura 1,3 Miliardi di Euro l’anno http://www.prosciuttodiparma.com/consorzio/numeri/ .

Mi sembra uno dei settori meno finanziati dell’economia italiana.

Il finanziamento del San Daniele è anch’esso minuscolo e proviene dall’assessore alle risorse agricole. Purtroppo l’Agricoltura Europea è un settore enormemente sussidiato, a scapito degli agricoltori poveri del terzo mondo. Ma questo triste fenomeno riguarda molto l’Agricoltura in generale che il San Daniele o i prodotti certificati in particolare. Questi ultimi infatti, grazie alla loro qualità certificata, rimarrebbero sul mercato anche da soli. Ben altra fine farebbero i produttori di bassa qualità che non potrebbero resistere ad una leale concorrenza con i paesi in via di sviluppo.

5. Luca Venturini - 26 febbraio 2010

Io non credo che quelli siano tutti i finanziamenti che ricevono i consorzi. Quelli li ho trovati facendo una rapida ricerca e credo siano gli “incrementi” in finanziaria.

Il consorzio non fattura 1,3 mld di euro. Quella e’ la somma del fatturato di tutti i consorziati. Le attivita’ del consorzio (e l’oggetto di questo post) non sono i fatturati da prosciutti, ma le spese per la sola protezione del marchio di qualita’. Se, ad esempio, il budget annuale del consorzio e’ di 20 milioni di euro all’anno, questo vuol dire che il 50% e’ pagato dalle nostre tasse.

Oltretutto non so se sia mai stata fatta una contabilita’ analitica, ma probabilmente la meta’ delle spese del ministero dell’agricoltura sono dedicate a marchi, doc, igt e simili.

L’agricoltura sussidiata e’ una cosa molto diversa dalla protezione dei marchi. In quel caso il mio esempio del produttore di Nuoro non regge visto che probabilmente e’ piu’ probabile ottenere sussidi a Nuoro che non a Parma, ma si tratta di un discorso diverso (e decine di volte piu’ dispendioso della protezione dei marchi) che forse merita un post a parte.

6. dizaon - 2 marzo 2010

Si la certificazione è una tutela e una garanzia. Il fatto che ci lavoro in mezzo mi rassicura però solo a metà…vabbè è un discorso lungo. Poi la gente al supermercato compra il prosciutto in vaschetta del reparto, scritto prosciutto crudo e non è informato che dietro c’è del prosciutto olandese. però alla gente che non ha soldi non importa.

Sul Grillismo e Anti-grillismo, riconosco bene l’anima italiana divisa tra odio e amore…non cambiate.

7. antibeppegrillo - 2 marzo 2010

tranquillo Diazon,

che noi Italiani cambiamo… non c’è pericolo (o forse non c’è speranza! )

8. Massimiliano - 21 marzo 2010

Sara’ che è tardi e son stanco, sara’ che son stupido … ma questo post non l’ho capito…di preciso cosa dice il post di libertiamo.it e soprattutto, non capendone bene il suo significato, a che cosa saresti anti?
p.s. visto che la finanziaria non è ancora stata completamente approvata…è gia’ una cosa certa questa dei finanziamenti pubblici ai consorzi o ancora non si sa?


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