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La proposta di Brunetta, lo Stato Etico e lo Stato di Diritto 29 gennaio 2010

Posted by deminvest in Beppe Grillo, economia, Giustizia, Italiani, Precariato.
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Lo Stato Liberale di Diritto ha come fondamento la supremazia del diritto e delle libertà dell’uomo.

Lo Stato Etico Sociale invece si pone come arbitro del bene e del male e fonte di norma etica per il singolo, a beneficio della Società.

Partendo da queste premesse rispondo alla controproposta di Piercamillo Falasca rispetto all’introduzione di un sussidio di disoccupazione di 500 Euro per i giovani proposta da Brunetta.

Falasca vorrebbe dare il sussidio solo ai giovani più meritevoli, sulla base di considerazioni da “Stato Etico”. Ingenuamente Falasca immagina che ci sarebbero poche opposizioni alla sua idea, ma viene puntualmente smentito da lettori timorosi di perdere privilegi.

1) Piercamillo, si opporrebbero i sindacati, come in effetti hanno già fatto. Si opporrebbero pure i soliti interessi costituiti che opprimo i giovani e quelli come Romano e Renzo che pretendono di andare in pensione anni prima dei propri colleghi Europei.

2) Negli altri paesi Europei esistono i sussidi di disoccupazione, che servono proprio a dare un minimo per la sussistenza di chi non ha lavoro. In Europa il 7% della spesa sociale è per i disoccupati. In Italia invece si spende per i disoccupati solo il 2%. Per le pensioni invece in Europa spendono solo il 44%, in Italia spendiamo il 62%, il Oltretutto questo 2% vada solo ai sindacalizzati licenziati da qualche grande azienda. I giovani o i licenziati da “Peppino il fornaio”, per quel che riguarda lo stato italiano, non hanno diritti, perciò devono vivere di elemosina dalla famiglia o morire di fame sotto qualche ponte.
Ecco la ripartizione della spesa sociale: https://antigrillo.wordpress.com/2010/01/25/grillo-vigliacco-i-figli-devono-mettersi-contro-i-padri-beppe-con-la-demagogia-tu-uccidi-i-giovani/
Ma al buon Romano non importa un fico secco del fatto che in Italia va troppo ai pensionati e poco ai giovani. Il buon Romano, come tutti gli italiani che vogliono tenersi stretti i loro privilegi anacronistici afferma che “servono valutazioni serie e ponderate”.

3) Caro Piercamillo, Brunetta è molto più Liberale di te. Tu infatti, nel definire quello che tu ritieni un comportamento virtuoso, ragioni usando la categoria Illiberale dello “Stato Etico”. Piercamillo, lo Stato Liberale è “Stato di Diritto”, che stabilisce diritti, come propone Brunetta. Il tuo Stato Etico invece decide qual’è il comportamento “Eticamente Edificante”. Invece di considerare i cittadini portatori di diritti, lo Stato etico pretende di educarli. Tu, Bocconiano, decidi che è “etico” andare all’università, e magari consideri non degno di diritti un giovane Van Gogh che vuole coltivare la propria arte e dipingere in un garage capolavori che non saranno capiti dal mondo fino a dopo la propria morte.

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Commenti»

1. Renzo - 30 gennaio 2010

Il solito fannullone. La solita barzelletta dei privilegi degli italiani rispetto ai colleghi europei: siamo infatti invasi da tedeschi, belgi, francesi ecc. che vengono in Italia a rubarci il posto di lavoro per godere di questi salari più alti, di questi orari più bassi, ma soprattutto per andare in pensione prima.
Ma vai a lavorare veramente in una fabbrica (tu che continui a scrivere qual’è invece di qual è) e non fare la morale a me, che ho lavorato per quasi 40 anni e sto rischiando la cassa integrazione.

2. antibeppegrillo - 30 gennaio 2010

Renzo,

a livello personale non mi ritengo affatto migliore di te. Soprattutto perché conosco i miei molti difetti.

Detto ciò, non dobbiamo commettere l’errore logico “fallacia ad hominem”. I miei ragionamenti non perderebbero validità sei io fossi un fannullone illetterato (ti ringrazio per avermi indicato la forma più corretta tra qual è e qual’è). I tuoi ragionamenti non sarebbero più validi se tu fossi Stachanov in persona.

Il tuo discorso non cambia una virgola rispetto al fatto che in Italia si va in pensione più di due anni prima di quanto non si faccia negli altri paesi Europei. Questo è un fatto che tutte le chiacchiere e le indignazioni non possono smentire. La fonte è Eurostat pubblicata sul Sole 24 Ore

Ti ho anche dimostrato come in Italia una parte eccessiva della spesa sociale vada alle pensioni, che riguardano gli anziani. Invece una parte troppo piccola va a voci che riguardano i giovani come famiglia e disoccupazione. Questo squilibrio deve essere riequilibrato.

Per quanto riguarda la Cassa Integrazione, ti sembrerà strano scoprire che anch’essa è un privilegio di cui non tutti godono. Chi perde il lavoro perché la piccola azienda dove lavora chiude non ha diritto a nulla.
Nei paesi in cui vige lo Stato di Diritto, chi ha perso il lavoro o non ne ha trovato uno hanno gli stessi diritti. Sia che si tratti di un operaio Fiat che di un cameriere di ristorante.

Renzo, io spero che tu non dovrai andare in Cassa Integrazione, ma ciò avvenisse, allora riterresti giusto essere chiamato “fannullone”? Secondo te un disoccupato o uno che ha perso un lavoro non tutelato come il tuo deve essere chiamato “fannullone”?

La “Cassa Integrazione” (Cosa tipicamente Italiana), è un diritto di alcuni è da Stato Etico Illiberale,
invece
il “Sussidio di Disoccupazione” (esistente nei paesi europei da te citati), è il diritto di tutti è da Stato di Diritto Liberale.

Piero a me dispiace molto del fatto che rischi di finire in Cassa Integrazione, ma mi dispiace ancora di più per tutti quei lavoratori che quando perdono il lavoro non hanno diritto a nulla, zero.
Ti assicuro che gran parte dei giovani italiani quando perdono il lavoro si trovano esattamente in questa situazione. Piero, tu ti ritieni migliore di loro?

3. Renzo - 31 gennaio 2010

Vorrei scusarmi per l’appunto: l’irritazione mi ha fatto sopravvalutare una banalità grammaticale in cui cadono tutti, io molto più di te, però…
Capisco benissimo il problema dei giovani, sono sposato con prole e non ho fatto altro tutta la vita che lavorare per loro. In passato dovevo lavorare per gli anziani: oltre il 30% di quanto costavo alla mia azienda (rinuncia forzata) andava alla previdenza con la quale mandavano in pensione, giustamente, anziani privi di contributi ma anche alcuni trentottenni. Era una cosa mostruosamente ridicola e l’errore di allora è stato forse quello di non esserci ribellati, ma non per opportunismo, dal momento che essendo noi dipendenti privati, quel tipo di privilegio (quello si) non lo avremmo mai potuto avere.
Non so come si possa sostenere che in Italia l’età effettiva di pensionamento non si sia alzata.
Posso assicurarti che si tratta di una barzelletta: personalmente ho visto i miei colleghi andare in pensione sempre più tardi. Anzi, la gradualità prima era di un anno ogni due, ora che si riferisce ai sessantenni si è accelerata in un anno ogni diciotto mesi. Trovi logico anche questo?
Negli ultimi quindici anni è stato un continuo susseguirsi di riforme che hanno creato disparità di trattamento ancora più assurde: non so se io avrò un’aspettativa di vita tanto più lunga rispetto ai miei quasi coetanei già pensionati da qualche anno. Adesso si vorrebbe che noi di una certa età, e ancora in attività, ci facessimo carico anche dei giovani precari, compresi i figli di costoro. Siamo come stretti da una morsa. Tutto questo è giusto?
Perché devo sentirmi dire che pretendo privilegi rispetto ai miei colleghi europei?
Ma se avessi avuto, per tutta la vita lavorativa, il salario di un tedesco credi che, avendo io quasi 59 anni e 39 di contributi, non avrei ora qualche risorsa per arrangiarmi “prepensionandomi” autonomamente per 1-2 anni?
La cassa integrazione non è il frutto d’accantonamenti del mondo del lavoro?
Nel nostro paese c’è altra gente così protetta che, avendo il posto di lavoro assicurato a vita, non sa neanche cosa sia. E fra questi ce ne sono anche tantissimi più giovani di me. E’ giusto che io debba sentirmi circondato da situazioni così privilegiate e contemporaneamente incluso in una generazione definita egoista?
Il problema del lavoro precario, per finire, va risolto sicuramente attingendo risorse da chi (rispetto ad altri) è veramente privilegiato.
Dubito di essere stato convincente, ma le mie sono convinzioni dovute ad esperienze vissute.

Un saluto e di nuovo scusa

4. antibeppegrillo - 31 gennaio 2010

Caro Renzo,

non devi assolutamente scusarti. Al contrario, io ti ringrazio per le tue risposte sincere e ragionevoli. Questo Blog per discutere, cercare di capire ed imparare.

Hai ragione a dire che l’età del pensionamento si è alzata.

Questa è una necessità dovuta all’allungamento della vita media. Se (ad esempio) un tempo potevano bastavano 40 anni di lavoro per pagare 15 anni di pensione, oggi ne servono 45 di lavoro per pagarne 18 di pensione.

Man mano che si allunga la vita media si deve cambiare l’età pensionabile o si devono diminuire le pensioni. Non si possono attaccare altre voci della spesa pubblica per spostare risorse sulle pensioni, altrimenti si danneggia il futuro del paese a beneficio del suo passato.

5. Renzo - 1 febbraio 2010

Caro “antibeppegrillo” (anche io non sono un fan di grillo), la vita media non si è allungata di colpo e gli ultimi interventi sono stati fatti con una gradualità eccessiva per rimediare proprio agli errori del passato: la vita non si allunga di un anno ogni 2 o addirittura ogni diciotto mesi. Anche il calcolo dei 40 anni necessari per soli 15 di pensione non mi trova d’accordo, sarebbe valido se questo montante fosse sotto il materasso. Prova a calcolare quanta parte di pensione ti sarebbe corrisposta nei primi anni con gli interessi di una cifra così considerevole anche al netto della rivalutazione.
Mi risulta che le pensioni sociali negli altri paesi non rientrano nella previdenza ma nell’assistenza, e facciano quindi parte della spesa pubblica. In Italia lo stato trasferisce risorse a coprire questi costi ma quando si fanno i raffronti con gli altri paesi queste sono calcolate nelle pensioni facendo alzare la percentuale dei costi sul PIL (una litania che non finisce più). In Italia al momento non si va in pensione mediamente 2 anni prima che negli altri paesi, fra due anni saremo su quei livelli pur avendo pagato più contributi.
Non dimentichiamo che fino a pochissimi anni fa bastavano 35 anni a prescindere dall’età e l’allungamento della vita lavorativa di ulteriori 5 anni, arricchendo il montante di 3 anni, anche se fatto con più gradualità del passato, corrisponde ad una aumento della vita che non ha, per il momento, nessun riscontro.
Si dovrà fare, quando questi riscontri si avranno, tenendo però conto che più anni di vita non corrispondono necessariamente a più anni di benessere, oggi la vita media si è alzata anche perché si sono allungate le agonie dovute a tantissime malattie. Di questo passo ci troveremmo a “elargire” una pensione dopo tantissimi anni di lavoro a individui nella maggior parte già malati.
Sarebbero vissuti per lavorare.
Io credo che si debba lavorare per vivere.

Ti saluto


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