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Chi può fermare il petrolio uscito da un pozzo? Riflessioni semiserie per salvare il mondo 28 novembre 2009

Posted by antibeppegrillo in Beppe Grillo.
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Il petrolio uscito da un pozzo vale ciraca 70 dollari a barile. Nessuno in possesso di migliaia o milioni di barili di petrolio li tiene fermi a lungo in una cisterna. Li vende ed incassa. Parlo di petrolio per semplicità, ma intendo combustibili fossili di tutti i generi, carbone e metano inclusi.

Chi compra questi litri di petrolio lo fa per un’unica ragione. Il petrolio è un combustibie e serve ad essere bruciato. In una macchina, in un trattore, in una fabbrica o in un aereoplano. L’unica cosa certa è che il petrololio uscito da un pozzo viene bruciato rapidamente aumentando il CO2 nell’atmosfera.

Dove finisce il petrolio uscito dalla terra?

Il petrolio finisce nell'atmosfera, passando per la combustione

Nessuna politica di incentivi ai pannelli solari o nessuna pala eolica può impedire al petrolio uscito dai pozzi di essere bruciato da qualcuno che lo ha comprato da qualche parte nel mondo.

L’unica possibilità di ridurre le emissioni di CO2 è ridurre l’estrazione di combustibili fossili dalla terra. Ma come fare?

L’unico modo che mi viene in mente è quello di rendere economicamente sconveniente estrarre il petrolio dalla terra, o almeno poco conveniente estrarlo dai giacimenti più profondi o, come obiettivo minimo, poco conveniente cercare nuovi giacimenti.

Per fare questo bisogna ridurre la parte di prezzo del petrolio che finisce in mano a chi estrae. Ma come?

L’unico modo che mi viene in mente è mettere tasse forti sul petrolio, quando viene estratto, quando entra in un paese consumatore, quando viaggia e quando è trasformato.

Se in tutto il mondo ci fossero tasse dell’ 80% sul petrolio estratto o importato, il prezzo al consumatore aumenterebbe, ma la parte di questo prezzo destinato ai produttori diminuirebbe. I produttori guadagnerebbero meno, allo stesso tempo un aumento del prezzo al consumo farebbe anche calare la domanda, perciò chi estrae petrolio dovrebbe ridurre l’estrazione o almeno l’esplorazione. Se aumentasse il prezzo del petrolio, anche le fonti di energia alternative diverrebbero più convenienti, contribuendo a ridurre ulteriormente la domanda di petrolio.

Tutto questo discorso per dire che, a parte le chiacchiere inutili di Beppe Grillo, Obama o qualche ministro dell’ambiente in giro per l’Europa, esiste un’unità misura sotto gli occhi di tutti che inchioda i chiacchieroni ai loro fallimenti: i dollari versati ai produttori per un barile di petrolio. Quei dollari diventano CO2. Non c’è pala eolica che possa cambiare questa realtà.

Finchè saranno pagati più di 40 dollari a barile ai produttori, essi continueranno ad estrarre  perchè qualcuno continui a bruciare, non importa se  a Shanghai o a Bombay. Se grazie ad una tassazione spietata ai produttori finissero 20 o 10 dollari a Barile, allora magari il petrolio più profondo o meno pregiato lo lascerebbero nelle viscere della terra.

Basta ecoincentivi!

Basta soldi buttati per costruire pannelli solari e pale eoliche costruite in Cina con energia ricavata bruciando petrolio!

Basta stupide quote di produzione di CO2 che porteranno i paesi Europei ad utilizzare un po’ meno petrolio, solo lasciarlo bruciare allegramente a Cina ed India.

Se vogliamo veramente ridurre la CO2 immessa nell’atmosfera dobbiamo tassare pesantemente il petrolio e introdurre tasse d’importazione equivalenti sulle merci prodotte da paesi che non applicano le nostre stesse tasse sul petrolio.

Tutto ciò avrebbe pesanti ripercussioni economiche, ma se, per salvare il mondo, si devono veramente ridurre le emissioni globali di CO2, allora l’unico sistema mi pare quello di diminuire l’estrazione di quei combustibili destinati inevitabilmente… ad essere combusti.

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Commenti»

1. Mirko - 15 dicembre 2009

Pura utopia il tuo post caro antigrillo…
Il petrolio si estrae in tutto il mondo , ma principalmente (che io sappia) in paesi arabi , russia e texas ( ce ne saranno sicuramente altri)
L’economia di questi paesi si regge sul petrolio e sicuramente questi non disincentiveranno l’estrazione autodistruggendo la propria economia e fonte di richhezza…
Dunque qual’è la risposta?
Se l’avessi sarei un premio nobel…cmq ridurre la domanda…come??
Aumentando l’efficenza energetica (es auto che consumano meno) e utilizzare quanto possibile fonti rinnovabili ( non solo pannelli solari ed eolico, ma anche idroelettrico e geotermico).
Tutto ciò è possibile, ma non avviene semplicemente perchè non c’è la volontà politica di farlo, poichè con i combustibili fossili c’è un giro pazzesco di soldi.
Basti pensare che esistono auto ad emissioni zero da quasi 10 anni, e che nessuno sviluppa quei progetti in europa…chissà perchè….

2. Antibeppegrillo - 15 dicembre 2009

Mirko,

loro non disincentiveranno l’estrazione. Possiamo farlo noi ponendo forti tasse sull’importazione di petrolio.

Se si ritiene che bruciare idrocarburi distrugga il pianeta, non c’è altra soluzione che tassare questi idrocarburi, facendoli diventare molto più costosi, rendendo così economicamente convenienti le fonti di energia alternative.

Oltretutto in questo modo i governi incasseranno soldi e potranno, a parità di pressione fiscale, ridurre le tasse sul lavoro.

Se il petrolio distrugge il pianeta, esso va trattato come le sigarette che distruggono la salute. Come il pacchetto di sigarette costa 4 Euro, di cui 60c finiscono al produttore e 3 EURO sono tasse, allo stesso modo Il petrolio va ipertassato. Il petrolio deve costare $260 a barile, di cui $ 40 vanno ai produttori e $220 sono tasse.

Naturalmente alcuni paesi potrebbero non applicare queste tasse sul petrolio per produrre beni a prezzi concorrenziali. In tal caso su tutti i prodotti esportati da quei paesi, si dovrebbero applicare dei dazi doganali volti a neutralizzare questi vantaggi commerciali.

I governi avrebbero interesse a combattere il contrabbando di petrolio per non perdere introiti fiscali.

La faccenda del controllo delle emissioni di CO2 mi pare invece sostanzialmente inutile. Già oggi si produce quasi tutto in Cina. Se ci metteremo questi limiti di produzione di CO2, non faremo che accelerare lo spostamento delle attività produttive verso la Cina, con il solo risultato di sommare al CO2 emesso per produrre, quello emesso per trasportare. Inoltre la Cina è una dittatura che potrebbe mentire sul CO2 emesso, come fa sul Tibet. Se per caso la Cina accettasse di ridurre concretamente le sue emissioni di CO2, la produzione potrebbe andare in Vietnam, o India o ovunque si decida di bruciare petrolio.

L’insuccesso di queste politiche purtroppo si vede e si vedrà sul prezzo del petrolio che non accennerà a diminuire e dimostrerà la buona salute della domanda da parte dei bruciatori che avvelenano l’atmosfera.

La soluzione più concreta mi pare quella di tassare pesantemente i combustibili fossili ed imporre dazi commerciali a chi non li tassa.

3. Daniele - 7 gennaio 2010

guarda che dovresti informarti un po meglio…soprattutto per quanto riguarda i mercati finanziari e in generale il meccanismo degli incentivi…il post e’ roba da bar

Antibeppegrillo - 7 gennaio 2010

Daniele,

mi rendo conto del fatto che questo Post è molto semplicistico e dilettantesco.

Per favore, potresti aiutarmi a capire dove sbaglio, o suggerirmi qualche fonte per informarmi meglio su punti che hai indicato?


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