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Ammettilo Grillo: stai parlando del “Pacchetto Treu” varato dal Centrosistra. 27 settembre 2007

Posted by antibeppegrillo in Beppe Grillo, Biagi, Politici, Precari, Precariato, Treu.
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Beppe Grillo, dici la verità su tutto ma sul precariato sei come i politici di professione: menti sapendo di mentire !

Proprio non te la senti di dare a Treu quel che è di Treu… ed al Centrosinistra quel che è del Centrosinistra. Capisco che i politici di sinistra cerchino di nascondere la propria paternità del sistema di leggi che ha introdotto il lavoro interinale in Italia.

Ma tu, Beppe, hai già scordato che il Centronistra, con il pacchetto Treu, ha inventato i CO. CO. CO. che prima non esistevano?

Capisco che a loro faccia comodo dare la responsabilità del boom del precariato a Biagi…

Ma tu Grillo no. Dovresti lasciare in pace Biagi ed evitare il patetico tentativo di passare la patata bollente a Maroni. Beppe, perchè questa volta non hai il coraggio di dire la verità?

Beppe Grillo, dillo chiaramente che Biagi e Maroni, come avviene spesso in Italia, hanno riformato, facendo poco più che cambiare un nome, limitando l’ambito di applicazione ai presunti progetti: è così che i Co Co. Co. sono diventati Lavoratori a Progetto!

La legge Biagi il fenomeno del precariato, generato dal dilagare dei contratti del tipo co.co.co., lo ha solo trovato e ha cercato di regolamentarlo, prevedendo la necessità che questo tipo di rapporti prevedessero almeno un “progetto” e appunto fossero confinati in ambiti un po’ più ristretti. Grillo, non mentire! Rispondi sinceramente!

Di chi è la vera paternità del precariato, di chi ha introdotto i Co. Co. Co. o di chi ha cambiato il nome in Co. Co. Pro.?

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Commenti»

1. Stefano - 27 settembre 2007

Buon commneto, lineare, razionale e logico. Unico difetto:
e’ tutto basato su un presupposto personale e soggettivo sul quale non hai fornito sipegzioni ne informazioni oggettive: “Grillo e’ di Sinistra”

Quindi
1) cio che e’ detto e’ logico e supportato da riferomenti e dati
2) Cio che non e’ detto esplicitamente (il presupposto “Grillo e’ di Sinstra”) non e’ correlato da spiegazioni
3) si tenta di far passare senza opportuni argomenti cio che viene detto implicitamente

Giudizio:
Il commento e’ un pochetto RETORICO oppure chi lo ha fatto è stato a sua volta vittima di una RETORICA analoga e non fa che ripetere il messagio inconsapevolmente

Attendo commenti

2. antibeppegrillo - 27 settembre 2007

@Stefano,

il tuo commento è molto più lucido del post cui si riferisce. Talmente lucido che mi costringe ad auto-psicoanalizzarmi. Volevo veramente far passare il messaggio implicito: “Grillo e’ di Sinistra”?

Direi di No. Non era questa la mia intenzione per vari motivi:

1) sarebbe stato inutile. Che Grillo affronti principalmente temi storicamente cari alla Sinistra mi pare ovvio. Che i suoi amici provengano quasi tutti dalla cultura di Sinistra mi sembra innegabile. Non c’era bisogno di messaggi impliciti. Se avessi voluto dirlo lo avrei potuto fare esplicitamente in maniera molto credibile.

2) personalmente credo che Grillo abbia abbastanza ragione nel dire che Destra e Sinistra siano definizioni vecchie. La necessità di moralizzare la classe politica italiana e di pretendere efficienza da questi nostri dipendenti, è condivisa giustamente da gran parte dei cittadini Italiani. Di Destra e di Sinistra.

Allora cosa volevo dimostrare quando ho scritto questo Post?

Forse (onestamente non ne sono sicuro) volevo dimostrare che Beppe Grillo, forse a causa dell’ambiente culturale cui è sempre stato legato, tende ad attaccare più volentieri verso Destra che verso Sinistra. Grillo attacca politici di entrambi gli schieramenti, ma forse attacca il Centrosinistra principalmente per delusione, il Centrodestra per convinzione.

3. Gaetano - 27 settembre 2007

E’ vero, la figura del lavoratore atipico è stata introdotta con il pacchetto Treu, ma è vero anche che il libro bianco di Biagi prevedeva, nella regolamentazione del lavoro flessibile, non tanto la modifica del nome (sulla funzione avrei da ridire…) della tipologia contrattuale (questo è secondario), quanto la necessità di proteggere con gli ammortizzatori sociali un lavoratore ad alto rischio di licenziamento. Visto e considerato che quest’aspetto fondamentale non è presente nella legge 30, non ti sembra più appropriato chiamarla legge Maroni che legge Biagi? Al massimo la si potrebbe chiamare mezza legge Biagi.

4. MARIANGELA - 27 settembre 2007

1) SE FOSSI IL MINISTRO DEL LAVORO LA PRIMA COSA CHE FAREI E’: ELIMINARE LA LEGGE DEI PRECARI!!
2) ELIMINEREI IL CONTRATTO A TEMPO DETERMINATO, IL CO.PRO,
IL JOBBING ECC…
3) PORTEREI AL 27% ( OGGI E’ IL 50% CIRCA) I CONTRIBUTI PREVIDENZIALI CHE I DATORI DI LAVORO VERSANO ALL’INPS SULLE RETRIBUZIONI LORDE MENSILI DEI LORO DIPENDENTI. MA A PATTO CHE ESCA FUORI TUTTO IL LAVORO NERO E ASSUMERE A TEMPO INDETERMINATO. SE NON LO FANNO FACCIO CHIUDERE LE AZIENDE PER DUE MESI. VI PIACE COME IDEA

5. Chiara Bianchi - 28 settembre 2007

Prima di scrivere un post in un blog tutto dedicato a Beppe Grillo, al suo “populismo” ed alla “mistificazione della verità”, sarebbe salutare informarsi preventivamente sulla materia di cui si va blaterando.
La rete è il luogo ideale per scambiarsi informazioni non condizionate dalla politica, quindi è necessario sforzarsi di individuare un’obiettività quanto più possibile svincolata anche dalle proprie convinzioni personali, se si cerca di perseguire il fine di stimolare nelle persone un giudizio critico.
In questo caso, per tirare colpi ben assestati, è indispensabile ricostruire l’iter legislativo della legge 30/03, poi permettere a coloro che leggeranno di crearsi una visione degli eventi scaturita dalla propria capacità di valutazione.
Già la legge 230/62 (Gronchi-Fanfani) disciplinava il contratto di lavoro a tempo determinato, art. 1, lettere a), b), c), d), e), in cui venivano definite le posizioni dei lavoratori stagionali; di quelli assunti temporaneamente per sostituzione di lavoratori assenti; vi è perfino, alla lettera c), il “prototipo” del lavoro a progetto, con tanto di obbligo di atto compilato in cui si richiedeva l’apposizione scritta del termine del periodo lavorativo, pena la nullità del contratto.
Le leggi 196/97 (Treu), responsabile della denominazione co.co.co, e la 30/03, che ha cambiato in co.co.pro. lo status dei collaboratori, sono scaturite dalla precedente 230/62.

6. Adriano Fazzari - 28 settembre 2007

Mi perdonino l’intrusione, va bene il pacchetto (pacco?) Treu, va bene Marco Biagi, va bene Mastella ecc. qualcuno però vuole accettare una sfida? Prendetevi una settimana di tempo (se siete quel 10% disoccupati come me ce l’avete già, visto? ogni tanto un che di positivo…) procuratevi un giornale di annunci economici e CHIAMATE tutti i singoli benedetti numeri che trovate chiedendo se offrono un contratto a tempo indeterminato. Chi ne trova almeno dieci vince una pizza (offerta da ME e son tranquillo che restate a digiuno… oltre al danno la beffa)

7. antibeppegrillo - 28 settembre 2007

@Chiara,
Il lavoro a tempo determinato esiste da sempre ed è diversissimo dal lavoro precario introdotto da Treu. L
Basta vedere la legge 230/62
La differenza principale con i Co. Co. Co. (o Pro) consiste nel fatto che non porta alcun risparmio alle aziende che se ne servono:

“5. Al prestatore di lavoro, con contratto a tempo determinato, spettano le ferie e la gratifica natalizia o la tredicesima mensilità e ogni altro trattamento in atto nell’impresa per i lavoratori regolamentati con contratti a tempo indeterminato, in proporzione al periodo lavorativo prestato, sempre che non sia obiettivamente incompatibile con la natura del contratto a termine. Alla scadenza del contratto verrà corrisposto al lavoratore un premio di fine lavoro proporzionato alla durata del contratto stesso, e pari alla indennità di anzianità prevista dai contratti collettivi.”

8. Mahurin - 28 settembre 2007

Concordo sulle responsabilità del sig. Treu nello scrivere, lui emerito professore di Diritto del Lavoro, una legge con i piedi che, guarda caso, non offre nella maggior parte dei casi nessun limite temporale allo “status” di interinale nell’ utilizzo pratico delle persone, quasi queste fossero delle cose. Proprio per questo ai tempi circolarono voci che il suddetto avesse ricevuto, dalla nascente associazione delle società di lavoro interinale, una sostanziosa prebenda economica. I frutti avvelenati di quell’ inganno approvato con il voto dei cosiddetti partiti di “sinistra”, che a oggi non hanno fatto nulla per prendere atto e riconsiderare la faccenda, sono giunti a maturazione con il contributo di un altro illustre politico “giuslavorista per caso”, il prode Maroni, che utilizzando strumentalmente il nome di un morto che il “sistema” ha sulla coscienza, ha pensato bene di blindare gli interessi dei forti a danno dei deboli. Da qui una serie di considerazioni :
1) Che interesse c’ era a fare una legge che ha generato centinaia di società che lucrano sull’ intermediazione del lavoro a basso profilo di competenze e non a fare una legge che regolamentasse in maniera più intelligente e flessibile il lavoro a tempo determinato ? Forse che tale opzione è più funzionale rispetto a quella pubblica ai fini del controllo delle persone ?
2) Questa legge serve veramente all’ efficienza del sistema paese visto che il costo del lavoro interinale non può non essere che, per via delle commissioni che si pagano, superiore a quello privo di tale tipo di intermediazione privata. Non sarebbe stato anche nell’ interesse degli imprenditori avere un sistema pubblico che funzionasse ?
3) Tali società di lavoro interinale con che introiti finanziano i migliaia di punti ( e relativi addetti ) che hanno aperto anche negli angoli più sperduti e meno produttivi del paese ? E, guarda caso, perchè ora Maroni ha voluto estendere a esse la possibilità di fare le funzioni degli uffici di collocamento pubblici ? Era dunque questo il reale obiettivo ? Controllare e rendere fonte di introito economico per i soliti pochi anche la possibilità di avere un qualsiasi lavoro ?
Credo che su tutto questo si debba riflettere con attenzione e senza preconcetti di natura ideologica che sono solo fuorvianti e mistificatori . Grazie infine per l’ attenzione che avete fin qui voluto dedicarmi.
Mahurin

9. Chiara Bianchi - 28 settembre 2007

Non avevo menzionato l’art. 5 della legge 230/62, perché non era inerente al post.
Comunque non riesco a vedere quale differenza possa esserci tra un lavoro a tempo determinato (preso in considerazione da tutte e tre le leggi) ed uno “precario”, legato ad un contratto cosiddetto a “a progetto”, entrambi sono riconosciuti come contratti a termine, quindi portatori di precarietà.
Ammetto però che nel secondo caso, cioè nel contratto “a progetto”, contemplato nel decreto legislativo 276/03, attuativo delle deleghe in materia di occupazione e mercato del lavoro, di cui alla Legge 30/03, è stata affinata l’insidia della precarietà, in quanto è stato male interpretato l’art. 20, comma 3, lettera f), che prevede anche il lavoro a tempo indeterminato “per attività di marketing, analisi di mercato, organizzazione della funzione commerciale”, settori in cui si sono perpetrati i danni maggiori (i contratti stilati dai call center ne sono un esempio eclatante).
Mentre i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa (i cosiddetti co.co.co) sono descritti nell’ Art. 61, comma 1, in cui “…i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa…devono essere riconducibili a uno o più progetti specifici o programmi di lavoro o fasi di esso…”; nel comma 2, abbracciato letteralmente dai datori di lavoro, vi sono le prestazioni occasionali, della durata non superiore a 30 giorni lavorativi, ed al coma 3, che esclude dal campo di applicazione le professioni intellettuali “per l’esercizio delle quali è necessaria l’iscrizione in appositi albi professionali”, quest’ultimo comma è stato disatteso, in quanto è a conoscenza di tutti che i giornalisti (giovani) percepiscono la somma di 3,00 € a pezzo redatto. In caso di iscrizione ad un Albo, viene imposto un contratto con partita IVA.
Termino qui il mio intervento, perché non è mia intenzione innescare un flame, ringraziando per l’ospitalità concessami.

10. antibeppegrillo - 28 settembre 2007

Chiara, ti ringrazio per la chiarezza e la competenza. Io tuoi interventi sono utili ed assolutamente benvenuti su questo Blog, che d’altra parte fino ad oggi non ha mai censurato nessun commento.

Se utilizziamo il termine “Precarietà” per indicare il lavoro che ha un termine nel tempo, dovremo concludere che c’è sempre stato. I effetti è ovvio che sia così. C’è sempre stato bisogno di sostituire lavoratori assenti per lunghi periodi . Ci sono sempre stati lavori che duravano una stagione, un mese o un anno.

Allora dov’è la novità.

La risposta è proprio nell’ articolo 5 che prima c’era e che poi con il pacchetto Treu è sparito.

Prima del pacchetto Treu un mese di lavoro di lavoratore a con contratto a tempo determinato costava alle aziende circa quanto un mese di lavoro di uno con contratto a tempo
indeterminato. A parità di costo, alle aziende conveniva avere ove possibile personale più esperto.

Treu invece ha reso convenientissimo per le aziende il contratto Co. Co. Co. Facendo così ha ridotto drasticamente la disoccupazione in Italia, ed ha stimolato le aziende a creare milioni di posti precari, anche per chi faceva lavori che per loro natura avrebbero richiesto collaborazioni durature nel tempo. Biagi a Maroni non hanno modificato sostanzialmente la situazione creata da Treu.

11. Chiara Bianchi - 28 settembre 2007

Purtroppo non sono solamente le leggi a vessare il lavoratore, ma i CCNL, stilati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori maggiormente rappresentativi, che decidono come interpretare la normativa in materia di lavoro.
L’art. 5 della legge 230/62 è diventato l’art. 6 del decreto Dlgs. 368/01, “Al prestatore di lavoro con contratto a tempo determinato spettano le ferie e la gratifica natalizia o la tredicesima mensilità, il trattamento di fine rapporto e ogni altro trattamento in atto nell’impresa per i lavoratori con contratto a tempo indeterminato comparabili, intendendosi per tali quelli inquadrati nello stesso livello in forza dei criteri di classificazione stabiliti dalla contrattazione collettiva, ed in proporzione al periodo lavorativo prestato sempre che non sia obiettivamente incompatibile con la natura del contratto a termine”.
Sinceramente non so quale incompatibilità possano trovare i datori di lavoro per non erogare gli stessi trattamenti a tutti i lavoratori con contratto a tempo determinato.
Spero di essere stata utile.
Grazie ancora per l’ospitalità.

12. dino solari - 28 settembre 2007

Per essere precisi la legge sul precariato risale al famoso pacchetto TREU
(legge 196/1997)
L’allora Ministro del Lavoro Tiziano Treu faceva parte del Governo Prodi
(centrosinistra) ed ebbe la bella idea del lavoro in affitto o temporaneo o
interinale come dir si voglia.
Diamo a Cesare quel che è di Cesare.
Possibile che qualcuno abbia la memoria corta?
Dino Solari

13. dino solari - 28 settembre 2007

Sarebbe giusto chiamare la legge sul precariato col nome del suo primo ideatore e fondatore: LEGGE TREU

14. antibeppegrillo - 29 settembre 2007

@Chiara.

Quando parlo di precariato non intendo il lavoro a tempo determinato, che è subordinato, c’è sempre stato e non è di molto cambiato.

Quando parlo di precariato introdotto da Treu intendo i Co. Co. Co. ed i Co. Co. Pro. Questi contratti, con la scusa che non ci sarebbe rapporto di subordinazione, non prevedono le stesse garanzie e sono molto meno costosi per le aziende. Perciò sono tanto diffusi.

15. Chiara Bianchi - 29 settembre 2007

Alla legge 196/67 (Treu) si deve l’ideazione della sigla co.co.co, che stava ad indicare una particolare forma di contratto di lavoro parasubordinato, con forme di collaborazione continuate nel tempo, coordinate con la struttura organizzativa del datore di lavoro. Il contratto poteva essere reiterato nel tempo e, quindi, era un forma contrattuale che permetteva di avere un lavoro frazionato, ma continuo, vicino alla forma contrattuale del tempo indeterminato. Questo era un primo tentativo, da parte dei legislatori, di liberalizzare il mercato del lavoro, con scarsi risultati, però, infatti i co.co.co. risultavano inamovibili dal loro posto di lavoro. Con il Dlgs 276/03, attuativo delle deleghe in materia di occupazione e mercato del lavoro, di cui alla Legge 30/03, hanno visto la luce i co.co.pro., cioè i contratti che prevedevano le collaborazioni continuative, coordinate con la struttura organizzativa del datore di lavoro, ma con l’aggiunta del “pro”, che sta a significare: “a progetto”, art. 61, comma 1 del Dlgs 276/03. Tali prestazioni hanno ulteriormente liberalizzato il mercato del lavoro, rendendo amovibili i lavoratori e producendo la cosiddetta “precarietà”, in quanto sono state utilizzate unilateralmente a scapito dei lavoratori, che hanno visto perdere di valore (sia venale che intellettuale) la propria professionalità.
Termino qui questa discussione perché scrivere commenti su questo blog sta diventando un “lavoro” per me. Ringrazio ancora per l’ospitalità concessami.

16. Antigrillo - 29 settembre 2007

@Chiara,
quando dici: “i co.co.co. risultavano inamovibili dal loro posto di lavoro”, mi pare che la tua approfondita conoscenza accademica ti ponga un po’ fuori dalla realtà.

I Co. Co. Co. erano amovilissimi, nel senso che le aziende li buttavano fuori come e quando volevano. Questo possono testimoniarlo milioni di Co. Co. Co.

P.S.
poi mi mandi la parcella via E-mail? 🙂

17. Chiara Bianchi - 29 settembre 2007

@Antibeppegrillo

Intendevo affermare che i co.co.co erano inamovibili non per motivi legislativi, ma per consuetudini (e si sa che queste hanno forza di legge) instaurate nella P.A. (non nelle Aziende), in quanto i lavoratori assunti come co.co.co., una volta “insediati”, tendevano a rimanere reiterando il contratto senza limiti di tempo, mentre nel Dlgs 276/03, attuativo delle deleghe in materia di occupazione e mercato del lavoro, di cui alla Legge 30/03, viene posto un limite alla collaborazione dei co.co.co, divenuti co.co.pro, i contratti si risolvono al momento in cui si è realizzato il progetto o programma (art. 67, comma 1) e per ognuno di essi si può prevedere un solo contratto di lavoro, che però, può essere prorogato quando non si sia concluso il progetto, o programma nei tempi previsti, con una modifica temporale al contratto medesimo.
Però, si può anche stipulare una pluralità di contratti con lo stesso committente, anche se con riferimento a progetti diversi, ma la reiterazione dei contratti a progetto deve essere sottoposta alla prova dei requisiti di legittimità. “Si segnala, tuttavia, che la reiterazione di contratti a progetto tra le medesime parti, anche se riferiti a progetti diversi, potrebbe apparire finalizzata a soddisfare un’esigenza non temporanea del committente, nonché a eludere la delimitazione temporale tipica del lavoro a progetto e quindi in tal caso è opportuno che la prova dei requisiti di legittimità dei singoli contratti – ed in particolare la prova della sussistenza dei diversi progetti – sia particolarmente rigorosa.” (1.2 Proroga e rinnovi dei contratti, Commissione Principi Interpretativi Norme in Materia di Lavoro – Primo principio “Il lavoro a Progetto” – Fondazione studi Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro – Commissione dei principi interpretativi delle leggi in materia di lavoro).

P.S. Ti manderò una parcella da farti rizzare i capelli. :o)

18. Louis - 3 ottobre 2007

Scusate lo spam, ma vorrei invitarvi a partecipare alla discussione nata su http://inquinando.blogspot.com, a proposito di Beppe Grillo e delle menzogne con cui infarcisce il suo blog

19. enrico bonacini - 4 ottobre 2007

Sono stato CO.CO.CO., ora sono CO.CO.PRO. dal 1998. Mi pagano bene(molto bene), ma non ho mai la certezza di quanto prendo al mese (però ho famiglia). Dal 98 non sono stato disponibile 2 giorni per febbre (alta, le altre volte con 38 ci sono andato cmq) e per la peritonite (sono andato al lavoro nonostante camminassi piegato dal dolore per 3 giorni poi mi hanno operato d’urgenza il 1° maggio così ho festeggiato col catetere! yuppi!).
Io do il massimo poi gli altri facciano quello che vogliono e quello che credono però così mi arrogo il diritto di dire la mia (me lo sono guadagnato).
Scusate la premessa ma così vi fate un’idea di chi scrive, inoltre ci sono nome e cognome.
Grillo la chiama come gli pare e chi se ne frega di che nome deve avere, TREU, BIAGI, o pinco pallino, incominciamo a trovare soluzioni anzichè a discutere sulla forma.
Siete d’accordo che non è importante come si chiama?
La sostanza è che non ci sono ammortizzatori sociali sufficienti per questa categoria di lavoratori, non trovate? Se mi viene una malattia o mi ricoverano (e allora con una riforma recente hanno introdotto un cifra che versa l’INPS) o non mi riconoscono nemmeno un euro di indennità.
E’ giusto? Bene non vorrei togliere i soldi al mio datore di lavoro ma allora mi devo arrangiare? Ok ma quando non ho più mezzi di sostentamento e la mia famiglia avrà fame state pronti perchè potrei venire da voi … di notte e non sarà certo per rimboccarvi le coperte.

20. Rosmary - 5 ottobre 2007

Non credo ce ne sia bisogno, esiste ancora chi ha un pezzo di umanità, nel mio piccolo, io sono qui, non siete soli.
Sono convinta che dietro a duna legge irrisolta ci sono tanti interlocutori se no davanti all’evidenza sarebbe risolto, cosa c’è dietro la mancanza di risoluzione di tante leggi capestro? Davanti all’ingiustizia? Credo che ci sia qualcosa che non ci dicono e neanche Grillo ve le può spiegare . Credete che uno solo può cambiare queto stato di cose? (beh io ne conosco uno ma non fa politica….)
Finchè le soluzioni sono ipotetiche tutti siamo in pericolo, una signora mi confidava di suo figlio che ha una malattia rara, prende un indennizzo di 200 € dallo stato e la medicina che lo tiene in vita ne costa 1200€. Il problema è che le istituzioni magari non se ne fregano ma pensano egoisticamente al proprio orticello, perchè anche nella migliore delle ipotesi oramai potrebbero far poco o nulla. Siamo in un deficit mostruoso, i soldi che girano sono transazioni, spesso virtuali e anche se mettessimo a stecchetto i parlamentari, le spese sono insormontabili per tutti i bisogni insoluti di questa popolazione che cresce in povertà, aggiungendo anche l’immigrazione.
Quello che ci vorrebbe ora è la nostra volontà di aiutarci l’uno con l’altro. Smettetela con lo shopping fasullo per tappare i buchi di una depressione e cominciate a guardarvi intorno. Non c’è bisogno di arrivare in Africa per vedere la miseria… aiutare riqualifica la vita, senza questa volontà , finche si rimani seduti davanti alla tv e al web e si va alle sfilate in piazza per fare baccano contro i cattivi e poi si richiude la porta sul mondo, queste verità megafonate, sono solo espressioni di un utopia degenerante. La democrazia se ci crediamo realmente, deve portarci alla condivisone, all’unità, che ci renderebbe determinati a ricostruire.

21. enrico bonacini - 5 ottobre 2007

Scusate per la fine del post ma volevo far capire che le situazioni, chiamiamole di emergenza, sono dietro l’angolo, non in un universo parallelo. Cmq torno a chiedere siete d’accordo che non è importante la forma ma la sostanza di questi pacchetti/leggi ?
Così chiudiamo questa discussione…


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